Un’esperienza “linguistica” personale a puntate.

Scrivo in italiano perchè molti dei potenziali interessati sono alfabetizzati in italiano e farebbero un grande sforzo a leggere in sardo e capire tutto.

Questi piccoli racconti sono rivolti proprio a chi si sente privato per vari motivi della lingua sarda o di un’altra lingua “minoritaria” e vorrebbe in qualche modo rimediare.

Non ci sarà niente di scientifico e nulla di ciò che scrivo ha la pretesa di essere giusto o sbagliato. Sono solo esperienze personali e come tali sono utili solo nella misura in cui, il metodo o le iniziative che abbiamo adottato noi come famiglia, possano tornare utili e siano replicabili in altre famiglie.

Dunque vi racconteremo iniziative che hanno funzionato nel nostro caso ma non è detto che funzionino in altri casi.

Facciamo questo solo con lo spirito propositivo di contribuire in qualche modo alla crescita della consapevolezza dei sardi e non, che le lingue, se esistono, hanno un senso e danno un senso alla vita degli esseri umani, perciò ci sembra giusto occuparsene soprattutto quando queste lingue sono in pericolo.

Questo racconto è dedicato a chi:

– ha deciso che è importante che i propri figli possano comunicare nella propria lingua madre o quella che decidono sia tale;

– è convinto che conoscere due o più lingue sia meglio che conoscerne una sola;

– crede che comunicazione sia dire cose che hanno senso e condividere un messaggio con qualche altro essere umano. Dunque non solo aprire la bocca per emettere suoni;

– crede che è importante nella vita conoscere l’inglese se hai qualcosa da dire e se hai capito chi sei e cosa ci fai nel mondo, altrimenti l’inglese non ti serve a nulla;

– è convinto che l’apprendimento di una lingua passi anche e soprattutto tramite la scuola, i mezzi di comunicazione di massa e non solo la famiglia, i nonni, lo zio poeta, gli anziani, i compagnetti di strada monelli.

Chi può e deve serenamente evitare di leggere?

– Quelli che: “se parlo sardo, arabo, italiano, kossovaro, polacco, ecc, poi mio figlio/a non imparerà bene l’italiano/lo svedese/l’inglese/il tedesco”.

– I campioni del parlo a vanvera, quelli che: “ma quale sardo”. Non leggete, non è per voi.

– Quelli che: “il sardo, il berbero, il kossovaro, il kurdo, ecc, non servono, sono lingue minoritarie, oggi serve l’inglese per essere cittadini del mondo”.

– Quelli che: “io sono cittadino del mondo”. A proposito che lingua parlano i cittadini del mondo? Parlano o scorreggiano e basta? Giusto per capire.

– Quelli che: “ i bambini dovrebbero imparare il sardo dai nonni e dagli anziani/vecchi”. Tuo nonno è morto e forse, sta per morire il nonno dei tuoi figli, cioè tuo babbo ma nel mentre nessuno si è messo il problema di insegnare il sardo a nessuno della “filiera”. Non solo, vai in giro a spiegare come dovrebbe funzionare il bilinguismo in Sardegna e nel mondo e sostieni che un sardo standard scritto sia dannoso o farà sparire i dialetti. Non abbiamo niente da dirci e se hai letto fino a qui, lascia perdere. Hai privato i tuoi figli di imparare il sardo e va bene, ma non puoi impedirgli che un giorno possano avere la voglia e il piacere di imparare qualcosa che tu, per qualche motivo, hai considerato secondaria o non importante, mentre magari lo era per loro.

Dunque, supponiamo che apparteniate alle categorie a cui è dedicato questo scritto o anche a quelle a cui invece non è dedicato, ma che negli anni, avete iniziato a mettere in dubbio quelle falsità che qualcuno in buona o mala fede ci ha messo in testa. Diciamo che molto umilmente avete deciso che volete fare un bellissimo regalo ai vostri figli, che se lo porteranno dentro tutta la vita, ma avete ancora delle perplessità, dei dubbi, delle domande, delle esigenze puramente pratiche.

Ecco, speriamo di esservi utili.

In questi piccoli racconti mi farò aiutare da Antoni e da Vittoria che spesso danno risposte più chiare delle mie a questioni apparentemente complicate e da Milena, che è la memoria storica di questo percorso che va avanti da oltre 8 anni.

Situazione abbastanza frequente riscontrabile in Sardegna, in Svezia e Danimarca:

A) Figli in arrivo o già arrivati, da zero a x anni. Come facciamo a casa mia, dove parliamo due varianti del sardo e tra di noi parliamo italiano?

Prima di tutto, cercate di capire se entrambi vi sentite di poter parlare in sardo con il bambino. Capite se pressapoco avete la stessa competenza. Per competenza intendo che siete in grado entrambi di fare discorsi su tutti gli argomenti della vita anche ricorrendo a prestiti di termini dall’italiano o da altre lingue. Se è così siete sulla buona strada. Entrambi dovreste, senza timore, parlare ai bambini solo in sardo, ognuno nel proprio dialetto. Potete continuare a parlare in italiano o altra lingua tra voi due, se è quella con cui avete maggiore confidenza, ma non cedete mai alla tentazione di cambiare con i figli. Non preoccupatevi mai. Anche se doveste rimanere isolati dal mondo per due anni, loro impareranno anche l’italiano o altra lingua che sentono parlare tra di voi e la utilizzeranno alla prima occasione utile. Tanto la paura più grande, per via delle false suggestioni, è sempre che un giorno non possano parlare bene l´italiano.

A volte ci sono dei blocchi nel percorso e subentrano dei dubbi. Non vi sentirete sicuri. È normale. Ripensate alla decisione e fate un bilancio e chiedetevi: “bene, impareranno il sardo del mio paese e si troveranno bene lì, impareranno il sardo di mio marito/moglie/compagno/a e si troveranno bene lì, impareranno l’italiano a scuola e dalla tv. Che cosa posso fargli di male? Cosa potrebbe succedergli di brutto nella vita conoscendo una lingua in due varianti dialettali diverse? Niente. Esatto niente, solo benefici, dunque andate avanti serenamente.

Spesso abbiamo notato non solo nella nostra esperienza ma anche di amici vari e conoscenti, che la mamma è un anello debole nel processo. Di solito è la persona che per vari motivi, tipo l’allattamento, passa più tempo con i bambini. In questo caso ci sentiamo di consigliare che sia quella più decisa e intransigente nel processo. Paradossalmente il padre potrebbe anche rinunciare. Ma se la mamma non rinuncia è quasi certo che il bambino preferirà comunque la lingua della mamma. Nel nostro caso, poiché io ero “ideologizzato” in materia e non faceva testo la mia convinzione, abbiamo lavorato sul fatto che Milena si convincesse che fosse utile, già dai primi momenti di confidenza, parlare in sardo ai bambini. Primi momenti si intende dal minuto dopo la nascita ma anche durante la gravidanza. Abbiamo dunque deciso che la loro lingua di comunicazione intima fosse il sardo. Si, è stato deciso a tavolino nel nostro caso, perchè entrambi non siamo dei sardofoni naturali perchè la nostra generazione è quella dei genitori convinti da tv, scuola e parenti studiati, che il sardo nuoceva gravemente all’apprendimento dell’italiano e dello stare al mondo. Quindi i nostri genitori ci hanno allevato parlandoci in italiano e parlando in sardo tra di loro, per fortuna, fattore fondamentale che ci ha permesso di imparare il sardo. Abbiamo così imparato a capire, ma meno a parlare e quando parlavamo, in alcuni casi, ci prendevano in giro. Una storia abbastanza comune in Sardegna e non solo. Se vi rispecchiate in questa situazione dovete decidere a tavolino. Ormai le coppie alle quali viene “naturale”, “pesare”, cioè crescere i figli in sardo sono una minoranza veramente esigua e solo gli illusi credono che sia diverso. Se una persona vive a Orgosolo, Orune o Oliena, magari non sente il problema perchè per buona parte delle famiglie è naturale e scontato parlare in sardo ai bambini, ma se si esce da quei paesi il sardo è solo marginale ed è considerato ancora folklore di bassa lega.

Perciò è importante decidere e tenere fede alla propria decisione in modo coerente specialmente per non nuocere al bambino. Non dovete mai mollare, specialmente se avete la sfortuna di essere circondati da amici o parenti che anziché spronarvi e aiutarvi vi deridono perchè loro sono parlanti sardo naturali e voi no e ne sanno di più e parlano un fantomatico sardo antico.

Precauzioni: Se i vostri genitori, (cioè i nonni dei bambini), parlano il sardo fra di loro, dovete dirgli gentilmente che avete preso questa decisione e, pretendete da loro che sono competenti in quella lingua, che parlino ai nipoti solo in sardo. Se li dovete lasciare tanto tempo con i nonni dovete mettere in conto che molto probabilmente gli parleranno in italiano, perciò se trascorreranno più tempo con loro parleranno sicuramente italiano forse anche con voi. Lo so sembra assurdo, ma per loro è naturale esordire in italiano: “che bello, piccolino di nonno/a, vieni che ti racconto una storia/ti do le caramelle/ti faccio serra serra palas a terra.

Non lo fanno per cattiveria o ignoranza ovviamente, ma solo perchè li hanno convinti che era giusto così, è un processo inconscio. Noi abbiamo dovuto lavorare molto sui nonni ma è servito e forse oggi hanno perfezionato la loro conoscenza del sardo anche grazie all’influenza dei nonni. Pensate se avessimo rinunciato a convincere i nonni dell’utilità di questo impegno.

Insomma trovate il modo più opportuno e adatto ai vostri usi familiari, ma mai retrocedere o pentirsi.

Questo discorso abbiamo notato che vale e ha funzionato anche quando ci siamo confrontati con altre coppie anche non sarde, ad esempio: lui svedese e lei italiana/o o viceversa e bambini che parlano entrambe le lingue, una con il padre e una con la madre. Oppure mamma sarda che però non parla sardo ma parla italiano e marito spagnolo e bambini che parlano entrambe le lingue.

Abbiamo incontrato anche famiglie dove uno dei genitori ha rinunciato alla propria lingua per vari motivi e dove comunque i bambini hanno competenza passiva di quella lingua, che diventa attiva nel momento in cui serve veramente.

Ma in questi casi si parla di equilibri fra lingue “maggioritarie”. Quando si entra nel campo delle lingue cosiddette “minoritarie” di solito la minoritaria si tende a lasciarla morire perchè si crede che non sia utile nel confronto con il mondo, mentre purtroppo o per fortuna è proprio quella attraverso la quale passano valori e sentimenti che ti aiutano proprio a trovare un posto nel mondo, ma qui potrei essere accusato di “ideologia”, perciò passatemelo come parere strettamente personale. Questa di far soccombere la lingua “minoritaria”, spesso è una convinzione o una scelta inconscia sulla quale si può dire poco e non ci sentiamo ovviamente ne di giudicare ne di fare i maestrini di nessuno. Di solito si cerca di fare sempre il meglio per i propri figli, quindi diamo per scontato che ognuno abbia ragionato abbastanza sulla questione. Si può naturalmente tornare indietro anche se i figli crescono o almeno finchè non iniziano a decidere veramente per conto proprio. Ad esempio, io verso i 12 anni ho deciso di parlare solo in sardo con i miei genitori e non solo e ci sono riuscito, nonostante loro, gli zii e i parenti vari mi deridessero perchè non abbastanza competente. Come che fosse colpa mia. Istintivamente purtroppo, chi parla bene il sardo deride chi cerca di parlarlo. Una pessima abitudine e un pessimo istinto ma succede. Opponetevi sempre e rispettate chi ci prova comunque e sostenetelo.

Se uno dei due invece, usa il sardo solo per dire parolacce o quando si arrabbia o come intercalare ogni tanto perchè fa ridere o rende l’idea, o quando incontra il nonno per salutarlo e poi “gira” subito all’italiano o altra lingua capita dal nonno, allora forse è il caso che parli al figlio nella lingua in cui è veramente competente e lasci il sardo all’altro/altra. Un classico di questa situazione è un genitore che davanti alla questione dice: io uso il sardo solo quando mi arrabbio oppure per fare battute che fanno ridere. Se lo fate con i bambini molto semplicemente i bambini assoceranno quella lingua alle vostre incazzature, brutte parole, brutti momenti e diventerà qualcosa di cui vergognarsi o ridere, mentre l’italiano diventerà la lingua delle lusinghe, del giusto, del bello. Perciò umilmente consigliamo o di studiare il sardo e decidere di parlarlo poco ma bene, sempre e con sentimento oppure di parlare la lingua nella quale siete alfabetizzati meglio.

Il video che segue in qualche modo serve come piccolo esempio riassuntivo di quello che abbiamo scritto.

Nel prossimo racconto faremo un esempio relativo a una famiglia di sardoparlanti naturali con figli cresciuti in sardo che hanno manifestato problemi di apprendimento in altre lingue. E parleremo dei fattori che possono influire negativamente sull’apprendimento del sardo da parte dei figli. Spesso famiglie dove entrambi decidono di parlare il sardo, lo fanno, va tutto bene ma ad un certo punto i figli iniziano a parlare e parlano in italiano anche se capiscono e possono parlare il sardo. Cosa può essere successo?

Grazie per l’attenzione.

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