Un’esperienza “linguistica” personale a puntate. Seconda puntata

Per questa parte pubblichiamo un video che riassume molto bene alcuni dei temi di questo secondo racconto. In particolare, al minuto 21 circa trovate una testimonianza di una famiglia di sardoparlanti, anche se lui non è sardo di origine, che ha deciso in un secondo tempo di insegnare il sardo ai propri figli.

La trasmissione è Tiri Tiri di Telesardegna, condotta da Mariantonietta Piga. Tutta la puntata è molto bella soprattutto nei momenti in cui i bambini leggono le poesie.

 

Seconda puntata.

Esiste un altro caso interessante che possiamo generalizzare così:

  • famiglia di sardoparlanti naturali con figli cresciuti in sardo che hanno manifestato problemi di apprendimento in altre lingue o che anche se cresciuti solo in sardo parlano comunque in italiano.

Non sono tanti ma capita di incontrare famiglie che raccontano, ad esempio, di aver parlato sempre in sardo ai figli ma i figli rispondono in italiano pur capendo il sardo. Ne abbiamo incontrato anche che manifestano la stessa situazione all’interno di famiglie bilingue svedese/italiano, italiano/danese, arabo/svedese.

Secondo il nostro umile parere non è preoccupante e se si volesse cambiare la situazione basterebbe comuqnue insistere e portarli a parlare il sardo ad esempio tramite il gioco e il divertimento. Farli provare a rispondere in quella lingua senza forzarli e incoraggiarli a fare frasi sempre più complesse. Evitare ovviamente di sgridarli o di punirli usando il sardo e che anche loro lo utilizzino solo se arrabbiati. Funziona spesso la sfida tipo: scommetto che non ti ricordi come si dice questo in sardo? Oppure: come si diceva …. in sardo? Di solito funziona. Se volete, potete anche indagare come mai ciò è successo e cercare di capire le situazioni.

A volte dipende da quanto tempo passate e avete passato insieme ai vostri figli e da che età. Ad esempio, Vittoria è andata all’asilo da quando aveva 6 mesi e quando ha iniziato a parlare, mischiava sardo e italiano e l’italiano stava prevalendo. In effetti passava molto tempo all’asilo dove ovviamente parlava in italiano. Solo una maestra ogni tanto le parlava in sardo. Quando ci siamo trasferiti in Svezia, lei aveva quasi due anni e anzichè mandarla all’asilo, abbiamo scelto di tenerla con noi fino ai 3 anni, in modo che potesse parlare bene il sardo e l’italiano. Così facendo, in un anno ha recuperato tutto e ora parla e distingue il sardo in due varianti e l’italiano, come Antoni. Da allora ha iniziato a frequentare l’asilo svedese e adesso ovviamente parla e capisce anche lo svedese.

Alcuni invece ci hanno raccontato che quando i bambini non sono con loro, sono con i nonni. Ma se i genitori parlano sardo e i nonni italiano e i bambini stanno più tempo con questi ultimi, magari guardando anche molta tv, è molto probabile che parleranno prevalentemente o preferibilmente l’italiano. In questo caso, per invertire la tendenza, dovreste chiedere ai nonni di cambiare lingua e lasciare che per l’italiano sia la scuola ad occuparsene.

Capita che alcuni bambini, pochi per fortuna, che hanno sempre parlato in sardo con genitori e nonni senza andare all’asilo o andandoci poche ore, poi hanno iniziato a frequentare la scuola e hanno avuto problemi con l’italiano. Questa è una situazione pericolosa. Quando si verifica, molti possono farvi credere che vostro figlio ha problemi di apprendimento o altre cose insensate per colpa del sardo. Per prima cosa, cercate di capire cosa intende veramente un insegnante, o chi per lui, quando dice che il bambino ha problemi con l’italiano. Magari, semplicemente, lui si sente più a suo agio a comunicare in sardo e anche quando scrive, trova più termini in quella lingua. Non essendo il sardo lingua veicolare, cioè utilizzata per la lezione dagli insegnanti, con l’italiano potrebbe avere problemi temporanei in un primo periodo ma nulla di irrisolvibile o grave. Magari semplicemente non trova stimolante come gli viene insegnato l’italiano o altra lingua. Magari il contesto della scuola gliela rende poco piacevole, o dei compagnetti lo hanno deriso perchè ha usato termini in “italianu porcheddinu”. O lui magari, associa il sardo al suo mondo di giochi, di vicinato, di campagna, nonni, animali domestici, cuginetti o altro e l’italiano a qualcosa di fastidioso e formale, rigido. Ovviamente non è colpa sua se ciò accade e forse neanche colpa vostra. Ed esempio un perido Antoni ha avuto repulsione per lo svedese nonostante già lo parlasse e lo capisse discretamente. Abbiamo parlato ore e ore con lui per alcuni giorni, finchè è emerso che in realtà il problema non era lo svedese ma una certa situazione in classe. Risolta con l’aiuto degli insegnanti, in poco tempo è diventato uno dei migliori nella materia. Dunque attenzione perchè oggi con troppa facilità si scomodano problemi di apprendimento, malattie ipotetiche, psichiatri o altro, per bambini che invece avrebbero semplicemente solo bisogno di essere ascoltati o di qualche attenzione speciale. Se invece, dopo che avete indagato bene, notate che ci sono comunque chiari segnali di un uso scorretto della lingua provate a cambiare metodo o gli insegnanti o la scuola. Se non funziona affidatevi a professionisti veri, ma evitate di pensare che sia un problema di vostro figlio. Qualcuno potrebbe dirvi con certezza, come fanno certi medici, “suo figlio ha questo problema”. Se voi interiorizzate quel “suo” lo fate vostro e di vostro figlio che inconsciamente lo percepirà da voi, quel problema. Lo so per molti questa è una fesseria ma le parole sono importanti e i bambini non sono tonti e fino a una certà età apprendono soprattutto inconsciamente.

In tutti questi ragionamenti non perdete mai di vista una questione: quando decidete di parlare con i vostri figli il sardo, una lingua che non esiste a scuola, sappiate che la sua sarà un’alfabetizzazione a metà e che se un giorno volesse scrivere quella lingua lo farà usando una grafia che conosce che può essere dell’italiano, dello spagnolo, dell’inglese o dello svedese e così via, perchè nessuno gli ha insegnato a scrivere quella lingua “minoritaria”. Dunque non perdete mai occasione di usare il sardo senza “pietà” in ogni momento, luogo, situazione, argomento. Non preoccupatevi delle altre lingue, quelle le impareranno completamente perchè le lingue “ufficiali/istituzionali” hanno eserciti a disposizione: cartoni, tv, scuola, giornali, cartelli ecc. Se un giorno vi chiederanno anche di poter scrivere in sardo, sosteneteli intervenendo inizialemente almeno su cose minime come: vocali paragogiche (domos invece che domoso), uso della zeta sorda e di quella sonora: (ozu sonora e atzeni sorda), uso della C anzichè della Q quando capita, o del CH anzichè della kappa. Poche cose. Se vogliono approfondire e vogliono sapere di più, studiatevi una grafia standard tipo LSC che trovate su internet. Se non ve la sentite o non avete tempo, trovate un paio di altri bambini interessati e mandateli a lezione da un’insegnante di sardo, magari una volta alla settimana, che utilizzi didattica e metodi di insegnamento attraverso gioco e divertimento, perchè non può essere un carico ulteriore di studio. Per ora è così. Se fossi stato in Sardegna, avrei cercato una di queste persone per fare questo perchè le ritengo competenti non solo in materia, ma anche nel modo di insegnare: Gianfranca Piras, Ilaria Masala, Joyce Mattu, Isabella Tore per citarne alcune sparse in varie zone della Sardegna. Ma sicuramente tante altre persone che non conosco sono in grado di farlo, magari anche meglio. Anzi, sarebbe utile fare un elenco, anche un gruppo FB di chi si sente in grado di fare questo lavoro, in modo che le famiglie interessate sappiano a chi rivolgersi. Es: Mastras e mastros de sardu.

Nel prossimo racconto, sempre che mi venga l’ispirazione, parleremo dell’approccio con la scuola italiana in Sardegna. Delusioni ma anche opportunità.

Grazie e saludos

 

 

 

 

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