Un’esperienza “linguistica” personale a puntate. Terza puntata

Voglio approfittare del fatto che Antoni dopo mesi mi ha concesso un’altra intervista che propongo alla fine di questa piccola introduzione.

Scusate se continuo scrivendo in italiano ma questi racconti sono dedicati soprattutto a chi ha poca dimestichezza a leggere il sardo ma vorrebbe comunque un giorno poter leggere e scrivere come si fa in tutte le lingue.

Parrebbe che a breve il Consiglio Regionale, della Sardegna ovviamente, approverà una legge sulla lingua sarda. Non ho letto il testo e non ho seguito il dibattito che hanno fatto i consiglieri regionali che ci hanno lavorato e che stanno discutendo.

Da cittadino qualsiasi e padre di due figli sardoparlanti che un giorno vorrebbero anche poter leggere e scrivere il sardo, mi interessano solo 3 cose da una legge in merito.

  1. Che si stabilisca che la lingua sarda è una e che verrà insegnata nelle scuole e utilizzata dappertutto esattamente come ora si fa con l’italiano ad esempio.
  2. Che tutti, tutti quelli che sono interessati all’apprendimento del sardo nelle scuole lo possano fare in scuole dove il sardo è lingua veicolare per almeno il 50% delle ore di lezione previste e l’altro 50% sia in italiano. Oppure in scuole dove il sardo è veicolare al 100% e che ci siano scuole dove sia l’italiano lingua veicolare al 100% ovvero come è oggi. Libera scelta per le famiglie come nei Paesi Baschi.
  3. Che chi decide di apprendere o far apprendere il sardo ai propri figli, possa studiare, leggere e scrivere uno standard uguale, ripeto uguale per tutti, insegnato da insegnanti sardi o no che abbiano titolo per farlo. Che gli studenti possano avere libri di testo, strumenti informatici, software e tutto ciò che può essere utile all’apprendimento. Poi ogni famiglia e ogni paese parlerà il prorpio dialetto esattamente come succede in tutte le lingue del mondo.

Tutto il resto è contorno. Chi leggifera e chi si occupa di questo argomento da adulto per questioni professionali, dovrebbe avere solo un obiettivo in testa, ovvero sapere a chi serve e servirà la lingua sarda e quando. E la risposta è semplice, serve alle nuove generazioni, ovvero a chi partendo da oggi ha 5 anni e da settembre andrà a scuola e dovrebbe avere il diritto di poter studiare in sardo fino all’università compresa.

Serve anche a chi è stato privato per qualche motivo della possibilità di apprendere il sardo e decide di farlo da “grande” o da emigrato.

Per essere ancora più chiaro, ancora una volta mi sono fatto aiutare dal solito Antoni che rappresenta un bambino sardo qualsiasi che, in modo semplice, fa capire che ai bambini non interessa nulla delle beghe tra campidanu e logudoro o tra doppie o non doppie come non dovrebbe interessare ai non addetti ai lavori. Ai bambini interessa andare a scuola, trovare un ambiente sereno e maestri che siano in grado di trasmettere e insegnare cose utili.

Spero sia utile questa breve intervista.

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